Tra i monumenti che compongono il Museo Tematico all’Aperto (a Balascia), uno rappresenta Luigino Cossu, ma non solo. Nella parete sinistra del masso vi è una vignetta, appena tracciata; guardando bene si possono distinguere i volti di due figure maschili immersi (tra verità e fantasia) fino alle spalle in un campo coperto di vigorose erbe locali.
Per
chi possiede odorato aguzzo non è escluso che ne apprezzi un profumo tenue e
delicato, tale da domandarsi se proviene dalla roccia, dal prato di fronte o
dal cespuglio di rosa canina che sta sotto gli alberi appena dietro il
monumento.
Le tre figure ci riportano un po’ indietro nel tempo ed esattamente alla loro giovinezza, quando si incontravano sui palchi o in queste balze dividendo impegni di lavoro con prove di canto. Ma chi sono i due della vignetta che accompagnano volentieri il cantore Luigino? Sono, o vorrebbero essere, Mario Scanu di Luras, il più giovane del trio, e Antonio Stefano Demuru di Berchidda.
Scanu appare di tre quarti, con il viso schiacciato sul masso, con folta capigliatura e il suo nome è stampato sul colletto della camicia.
Zi’Antoni Stevanu si nota, leggermente in secondo piano, dietro un muretto a secco, calvo e quasi sorridente. Il suo nome appare scritto su un blocco del muretto, forse a significare una certa allusione.













































































































